Nuove frontiere: angioplastica delle arterie peniene per la cura della disfunzione erettile

Sono stati recentemente presentati al TCT 2013 (Transcatheter Cardiovascular Therapeutics 25th Annual Scientific Symposium) i risultati di uno studio condotto presso il National Taiwan University Hospital di Taipei City dal Dr. Tzung-Dau Wang: l'angioplastica delle arterie peniene è in grado di produrre un miglioramento duraturo della funzione erettile nel 60% dei pazienti trattati.

 

Per la cura della disfunzione erettile su base vascolare era stato sperimentato in precedenza l’utilizzo di stent medicati a livello delle arterie pudende. I ricercatori però non erano stati in grado di identificare un numero sufficiente di pazienti con stenosi focali delle arterie pudende, potenziali candidati al trattamento.

 

L'avanzamento della tecnologia ha reso disponibile cateteri endovascolari sempre più piccoli (palloncini per angioplastica fino a 1 mm!!) e l’avvento dell’angio-TC ha reso molto più accurata la rappresentazione delle arterie peniene. Il Dr. Wang e collaboratori così hanno pensato di riprovare su questa strada, attraverso un approccio leggermente differente: tentare di dilatare i vasi arteriosi ostruiti in una sede più distale, cioè direttamente nelle arterie peniene, senza inserire poi uno stent medicato. 

E’ stata presentata una casistica di 80 pazienti, un buon numero dei quali con documentazione angio-TC di una stenosi segmentale delle arterie peniene. Il successo tecnico dell’angioplastica è stato del 100% per i pazienti che avevano una ostruzione esclusiva a livello delle arterie peniene, cioè senza stenosi ad altri livelli. La percentuale dell'ostruzione è passata da una media di 80% prima della procedura, a una media del 12% dopo la procedura. A uno e tre mesi dall’angioplastica il successo clinico (cioè il miglioramento della funzione erettile) è stato documentato nel 83% e nel 58% dei pazienti rispettivamente. Non sono stati segnalati eventi avversi.

 

I limiti di questo studio sono il ridotto numero di pazienti, la mancanza di un gruppo di controllo, la mancanza di una verifica mediante doppler del flusso delle arterie peniene e il limitato follow up. Il Dr. Wang inoltre ammette che in molti casi i benefici della terapia si riducono nel tempo (re-stenosi).

 

Sicuramente occorreranno ulteriori ricerche per verificare se questo approccio terapeutico può avere un ruolo nel trattamento della disfunzione erettile su base vascolare. Nonostante lo studio del Dr. Wang si possa definire preliminare, esso pone le basi per ulteriori ricerche in questo ambito, che verranno certamente supportate dalle innovazioni tecnologiche.