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Arriva in Italia mirabegron, nuovo farmaco per la sindrome da vescica iperattiva

Mirabegron è il primo farmaco con un nuovo meccanismo d’azione concepito da 30 anni a questa parte per il trattamento della vescica iperattiva (OAB, over active bladder). Il farmaco, commercializzato con il nome di Betmiga, è già disponibile per il trattamento della OAB in Giappone da settembre 2011 e negli USA da ottobre 2012. Sarà disponibile in Italia a partire dai prossimi giorni in classe C (farmaco a totale carico degli assistiti), dietro presentazione di ricetta medica, nelle formulazioni per uso orale da 25 mg e 50 mg a rilascio prolungato.

 

Mirabegron è un potente agonista selettivo del recettore ß3-adrenergico, inizialmente studiato per il trattamento del diabete mellito di tipo 2. Questo recettore è presente in maniera specifica sulle terminazioni nervose della vescica. Il sistema nervoso simpatico agisce su questo recettore per stimolare il rilassamento della muscolatura della vescica. In questo modo le pareti della vescica aumentano la propria distensibilità favorendo la fase di riempimento.

Molti soggetti adulti manifestano uno o più sintomi delle basse vie urinarie (LUTS, lower urinary tract symptoms) in qualche momento della loro vita e la prevalenza di questi sintomi aumenta con l’età. La vescica iperattiva è una sindrome che fa parte dei LUTS ed è caratterizzata dall’urgenza minzionale con o senza incontinenza urinaria, di solito con un aumento della frequenza giornaliera e notturna delle minzioni, in assenza di qualsiasi altra patologia concomitante dell’apparato urinario. Uomini e donne con sintomi fastidiosi di OAB riferiscono un basso livello di qualità di vita correlata alla salute.

 

La terapia farmacologica di prima linea per i pazienti con OAB è rappresentata dai farmaci antimuscarinici, associati ad interventi sullo stile di vita, esercizi sulla muscolatura del pavimento pelvico e sulla rieducazione vescicale. Purtroppo, di tutti i pazienti a cui viene prescritto dal medico un trattamento antimuscarinico, il 41% interrompe il trattamento e il 28% rimane in trattamento ma non si ritiene soddisfatto. La scarsa persistenza è attribuita soprattutto alla mancanza di efficacia e alla comparsa di effetti collaterali.

 

Gli effetti collaterali dei farmaci antimuscarinici possono essere molto fastidiosi. I più frequenti sono la sensazione di bocca asciutta, la stipsi, l’interferenza con le funzioni cognitive nei soggetti anziani. Inoltre questi farmaci sono controindicati nei pazienti con glaucoma ad angolo stretto, perchè in grado di aumentare la pressione endoculare.

 

Nel corso dello sviluppo clinico di mirabegron 10.552 soggetti hanno partecipato a 41 studi, di questi 7.325 individui sono stati trattati con mirabegron. L’efficacia e la tollerabilità di mirabegron sono state valutate in 4 studi di fase 3 condotti in Europa, Australia, USA e Canada. Sono stati arruolati uomini e donne (età >18 anni) con sintomi di OAB che duravano da almeno 3 mesi. I soggetti sono stati suddivisi in gruppi a cui veniva somministrato (in doppio cieco): mirabegron, placebo, e in uno studio anche tolterodina (farmaco antimuscarinico).

 

Mirabegron ha permesso di ottenere riduzioni statisticamente significative dal basale al termine del trattamento degli episodi di incontinenza e frequenza minzionale. Inoltre mirabegron è risultato più efficace rispetto al placebo nell’aumentare il volume medio di svuotamento/minzione. Le percentuali di interruzione del trattamento sono risultate simili e ridotte in tutti i gruppi di pazienti. Mirabegron 50 mg ha permesso di migliorare in maniera significativa tutti i punteggi dei questionari sulla qualità della vita correlata alla salute.

 

Gli eventi avversi più frequenti con mirabegron 50 mg sono stati ipertensione, cefalea, secchezza delle fauci e nasofaringite. Tuttavia le incidenze di tali eventi sono risultate simili a quelle osservate nel gruppo trattato con placebo. 

 

Particolare attenzione è stata posta sugli effetti cardiovascolari, essendo mirabegron un farmaco che stimola i recettori ß-adrenergici, presenti anche nel tessuto cardiaco, sebbene in forma di un sottotipo differente. Nonostante ciò è stato notato un aumento equivalente della frequenza cardiaca nei gruppi trattati con mirabegron 50 mg e con placebo.

 

E’ stato dimostrato in uno studio dedicato che mirabegron (al dosaggio di 100 mg) non aumenta la pressione endoculare, per cui può essere somministrato anche a pazienti con glaucoma ad angolo stretto.

 

Infine negli studi a lungo termine il profilo di eventi avversi è risultato coerente con quanto osservato negli studi a breve termine di 12 settimane. Il beneficio del trattamento è ulteriormente aumentato nel tempo e si è mantenuto fino a 1 anno.