Malattia di Peyronie

Che cos’è?

La malattia di Peyronie, che prende il nome da Francois de la Peyronie, chirurgo del Re di Francia Luigi XV, consiste nell’indurimento (fibrosi) dei tessuti del pene. Viene chiamata anche induratio penis plastica o IPP. Sul rivestimento del tessuto erettile (tunica albuginea), che ha il compito di trattenere il sangue durante l’erezione, si forma una nodularità o una placca (tessuto cicatriziale) che può essere facilmente avvertita alla palpazione. Quest’area indurita non consente alla tunica albuginea, che normalmente ha caratteristiche di elasticità, di distendersi durante l’erezione. Questo può indurre una variazione di dimensioni e di forma del pene, così come provocarne la curvatura. In casi severi la malattia può portare anche a disfunzione erettile.

 

Quali sono i sintomi?

La malattia di Peyronie inizia come un rigonfiamento o infiammazione che presto si trasforma in una nodularità sulla superficie del pene. Di solito impiega molto tempo a svilupparsi ma talvolta può comparire velocemente. Alcuni uomini notano che la malattia si sviluppa dopo un trauma del pene. Essi solitamente descrivono di aver sentito un “crack” durante un rapporto sessuale seguito da dolore. In molti casi invece i pazienti non ricordano che un simile evento sia mai capitato.

La malattia di Peyronie può causare dolore al pene, ridurne la flessibilità, e in certi casi provocare un accorciamento e una curvatura del pene eretto. Alcuni uomini sviluppano difficoltà di erezione o il pene si irrigidisce solo fino al punto interessato dalla malattia, per poi rimanere flaccido per la restante parte.

 

Quanto è comune?

Non si sa esattamente quanto uomini siano affetti da questa malattia poichè spesso gi uomini non riconoscono il problema, sono imbarazzati a consultare i medici, o non cercano aiuto perché i disturbi sono lievi. Si stima che circa 1 uomo su 10 possa avere qualche segno di questa malattia.

 

Quali sono le cause?

Le cause non sono chiare, ma si pensa che la malattia origini in seguito a ripetuti piegamenti e urti del pene in erezione. Questi microtraumatismi del rivestimento del tessuto erettile portano ad una reazione infiammatoria che non riesce a risolversi e a guarire normalmente. Si pensa che nella maggior parte degli uomini questi microtraumi portino ad un infiammazione che poi si risolve ritornando alle condizioni di partenza. In alcuni uomini invece la risoluzione di questa infiammazione può esitare nella formazione di una cicatrice. Un disturbo immunitario pre-esistente potrebbe spiegare come mai alcuni uomini sviluppano la malattia ed altri no. La malattia di Peyronie di solito colpisce uomini tra i 45 e i 70 anni.

 

E’ pericolosa?

Le placche indurite non sono di natura tumorale, quindi non sono pericolose, ma la funzione erettile e l’attività sessuale possono essere compromesse. La malattia di Peyronie può quindi avere ripercussioni sul piano fisico, emozionale, di relazione e di salute in generale.

 

Come si diagnostica?

Il medico riconosce questa malattia dalla semplice palpazione del pene. Le nodularità possono essere bene apprezzate palpando il pene in condizioni di flaccidità. La valutazione del pene in erezione è però necessaria per documentare le deformità che la malattia ha provocato all’asta del pene. Per tale motivo può essere richiesto al paziente di eseguire delle autofotografie del pene in erezione oppure l’erezione può essere indotta farmacologicamente dal medico durante a visita.

 

Perché talvolta si utilizzano l’ecografia o la radiografia?

L’ecocolordoppler dinamico del pene si esegue per verificare l’esatta posizione, dimensione e forma della placca (area indurita) e per valutare i flussi sanguigni nelle arterie del pene. E’ possibile inoltre documentare delle calcificazioni  (depositi di calcio) che si verificano in circa un terzo dei pazienti. La comparsa di calcificazioni significa che la malattia ha terminato il suo sviluppo e che non dovrebbe peggiorare oltre. Tale informazione è utile per la pianificazione del trattamento.

 

Come può interferire nei rapporti?

Nei casi lievi, dove le nodularità non causano curvatura, o la curvatura non è accentuata, gli effetti sui rapporti sessuali possono essere trascurabili. Tuttavia nei casi moderati o gravi la penetrazione può essere impedita dalla deformità del pene o per problemi di erezione.

 

Come si tratta?

Alcuni uomini non necessitano di trattamento perché gli effetti della malattia sono lievi e talvolta si risolvono da soli. La terapia conservativa (non chirurgica) non è di solito molto efficace e i suoi effetti non sono duraturi. La chirurgia è l’unica cura efficace. L’obiettivo dell’intervento chirurgico è la correzione della curvatura e delle deformità dell’asta del pene. E’ possibile fare semplici interventi di plicatura della tunica albuginea e interventi più complessi che consistono nell’incisione della placca e nell’apposizione di un graft (materiale necessario per ricoprire il difetto di sostanza che si crea con l’incisione). Nei casi in cui la funzione erettile è compromessa o sono presenti fattori di rischio per lo sviluppo di disfunzione erettile si può associare all’intervento correttivo anche l’impianto di una protesi peniena.

 

Come si sceglie il tipo di intervento chirurgico?

La prima cosa importante è procedere a trattamento chirurgico 6-12 mesi dopo che la malattia si è stabilizzata, per evitare un’ulteriore evoluzione dopo l’intervento. I fattori su cui si basa la scelta del tipo di intervento sono:

- la funzionalità erettile

- la lunghezza del pene

- il grado di curvatura del pene

 

Che cos’è la plicatura?

La plicatura della tunica albuginea (conosciuta come intervento di Nesbit e sue varianti) consiste nell’esecuzione di una piegatura della tunica albuginea dal lato convesso della curvatura. Questa tecnica permette di portare il lato convesso alla stessa lunghezza del lato concavo, sede della malattia. E’ un intervento semplice, con pochi effetti collaterali, considerando però che l’effetto finale è di accorciamento del pene. E’ consigliato in casi di curvature semplici e di pochi gradi, in assenza di disfunzione erettile, quando la lunghezza del pene è adeguata e il paziente accetta l’effetto di accorciamento.

 

 

Che cos’è l’incisione della placca con grafting?

L’incisione della placca prevede la sezione del tessuto cicatriziale per consentire al pene di espandersi e riguadagnare la sua lunghezza originale. L’area di tessuto erettile che si trova quindi scoperta del suo rivestimento viene coperta apponendo un graft. Questo tipo di chirurgia tratta con successo il dolore, la curvatura e altri problemi causati dalla malattia. Però è tecnicamente più difficile della plicatura e ha un più alto rischio di effetti collaterali. I rischi dipendono dall’estensione e dalla localizzazione della placca. Per eseguire l’intervento i nervi sensitivi del pene devono essere separati dalla tunica albuginea, e questo può provocare un deficit di sensibilità de glande. Il rischio di disfunzione erettile è maggiore, soprattutto se sono presenti fattori di rischio e se la funzione è precaria già prima dell’intervento. L’intervento di incisione della placa e grafting viene proposto a pazienti con curvature complesse e quando il pene risulta molto accorciato.

 

Quando si utilizzano gli impianti protesici?

I pazienti che si presentano con una disfunzione erettile sono candidati ad impianto protesico. A volte la protesi peniena è sufficiente a raddrizzare il pene. Spesso però la placca necessita di essere incisa e applicato un graft prima dell’impianto della protesi.

 

Quali sono i trattamenti non-chirurgici disponibili?

I trattamenti non chirurgici includono farmaci orali, iniezioni, applicazione locale di onde d’urto e estensori penieni. Sfortunatamente questi trattamenti non sono molto efficaci a lungo termine. L’utilizzo delle iniezioni in corrispondenza della placca è molto dibattuto. L’utilizzo di steroidi, in particolare il cortisone, non è raccomandato poiché può danneggiare il tessuto sano del pene.

 

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